Franco Fontana, Basilicata, 1995
Franco Fontana: linee, forme, colore in cerca di assoluto
Quando ho iniziato, eravamo in pochissimi a lavorare con il colore. Può piacere o non piacere, ma è la mia identità. — Franco Fontana
Franco Fontana è morto il 29 agosto 2026 nella sua casa di Modena, la città dove era nato nel 1933 e da cui non si è mai davvero allontanato, nemmeno attraversando cinquant'anni di mostre, musei e riconoscimenti in tutto il mondo. Lo ricordiamo non con un necrologio, ma con i due libri che meglio raccontano la distanza percorsa da un fotografo che ha fatto del colore — negli anni in cui il bianco e nero era ancora l'unica scelta "nobile" — il centro assoluto del proprio linguaggio.
Il taglio scellerato
Fontana chiamava le sue inquadrature "tagli scellerati": porzioni di realtà staccate dal contesto, private di profondità, ridotte a campiture di colore che si toccano lungo una linea. Non fotografava un luogo, fotografava il punto esatto in cui due colori si scontrano — un campo arato e il cielo, un muro e un'ombra, l'asfalto e l'insegna. "La mia fotografia non è mai stata illustrazione, ma interpretazione", diceva. E a chi cercava di riconoscere nelle sue immagini un paesaggio preciso, la Puglia, la Basilicata, un'autostrada americana, rispondeva spiazzando: quei paesaggi, in realtà, non esistevano da nessuna parte se non nella sua inquadratura.
Skyline, l'inizio di tutto
È il 1978 quando esce Skyline, il suo primo libro: un'edizione modesta nella forma — una fotografia per pagina, nessuna retorica — ma dirompente nel contenuto. Prima di Luigi Ghirri, prima che una intera generazione di fotografi italiani imparasse a guardare il paesaggio senza pittoresco, Fontana aveva già dimostrato che il colore poteva essere sintassi, non decorazione. Il libro nasce da un progetto grafico di Paola Borgonzoni e dello stesso Ghirri, con un testo di Helmut Gernsheim — un incrocio di sguardi che oggi, a distanza di quasi cinquant'anni, la ristampa Lazy Dog restituisce fedele all'originale, fotoincisione rifatta dalle diapositive per non perdere nulla dell'intensità cromatica.
Invisibile, l'ultimo giro nell'archivio
Se Skyline è l'apertura, Invisibile — pubblicato nel 2022, sempre da Lazy Dog — è il libro con cui Fontana ha scelto di chiudere il cerchio da vivo, tornando nel proprio archivio a cercare non i propri successi ma le proprie prove più rischiose: gli scatti sperimentali mai mostrati, gli inediti più intimi, quelli che si erano fermati un passo oltre il linguaggio riconoscibile del "maestro del colore". Accompagnato da un libretto di 33 pensieri scritti dallo stesso Fontana, il volume funziona come un testamento in forma di aforisma: la fotografia, ripeteva, non è mai stata un atto di documentazione, ma di autocoscienza.
Due libri, una traiettoria
Letti insieme, Skyline e Invisibile raccontano la stessa idea vista dai due estremi di una carriera lunga sessant'anni: la convinzione, mai abbandonata, che fotografare non significhi riprodurre il mondo ma interpretarlo — fino a renderlo, appunto, quasi invisibile nella sua forma originaria e reale solo nella sintesi che l'occhio del fotografo ne ha estratto.
Franco Fontana, fotografo italiano nato a Modena nel 1933 e morto il 29 agosto 2026, è considerato uno dei maestri della fotografia a colori del Novecento. Celebre per il suo linguaggio geometrico e cromatico applicato al paesaggio, ha pubblicato oltre settanta libri ed esposto in più di cinquanta musei nel mondo, tra cui il MoMA di New York. I due volumi editi da Lazy Dog Press qui presentati — Skyline (1978, prima pubblicazione) e Invisibile (2022, ultima raccolta di inediti curata da Lorenzo Respi) — rappresentano rispettivamente l’apertura e la chiusura del suo percorso fotografico sul colore e sul paesaggio italiano.
Franco Fontana: linee e forme nel paesaggio












